Chi sono
Mi chiamo Anna Pavanello e sono Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico.
Mi sono laureata in Psicologia Criminologica e Forense presso l’Università degli Studi di Torino e mi sono specializzata alla Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica (SPP).
Attualmente, oltre all’attività privata, lavoro da quattro anni in una Casa di Cura che si occupa di riabilitazione psichiatrica. Qui ho maturato una solida esperienza nella presa in carico dei pazienti, nel raccordo con familiari e servizi territoriali, nel lavoro in équipe e nella gestione di percorsi terapeutici, conducendo anche attività di gruppo focalizzate sulla stimolazione cognitiva. Questo contesto mi ha permesso di strutturare interventi mirati e orientati agli obiettivi, tenendo conto dei tempi limitati del ricovero, e di accompagnare i pazienti in un tratto di strada condiviso, coordinandomi con eventuali curanti esterni.
L’esperienza in carcere, dove mi sono occupata di detenuti prossimi alla fine pena e dei cambiamenti legati al reinserimento, mi ha consentito di sviluppare competenze nella rilevazione delle fragilità e nella gestione di situazioni complesse. Fondamentale è stato il lavoro di raccordo con il personale delle strutture, che vive quotidianamente le dinamiche del contesto.
In ambito scolastico ho lavorato a lungo come insegnante nelle scuole dell’infanzia ed elementari, occupandomi anche di alunni con disabilità, in particolare nello spettro autistico. Questa esperienza mi ha permesso di confrontarmi con modalità comunicative differenti, spesso non verbali, e di sviluppare competenze nella collaborazione con il corpo docente e nell’alleanza con le famiglie.
Durante il mio percorso di formazione ho svolto tirocini professionalizzanti in contesti molto diversi: in oncoematologia pediatrica, in un reparto psichiatrico in carcere, in una comunità doppia diagnosi e in un servizio di psicoterapia a lungo termine nel servizio pubblico. In quest’ultimo, ho seguito pazienti con patologie gravi per tutta la durata della specializzazione, consolidando le mie competenze cliniche, relazionali e di coordinamento con altre professionalità.
Con regolarità porto in supervisione i casi clinici che seguo, poiché un occhio esterno può offrire spunti preziosi per il lavoro con il paziente.
Partecipo inoltre a intervisioni con colleghi di diversi orientamenti, poichè sono convinta dell’importanza di fare rete e sentirsi parte di un’équipe, anche multiprofessionale, per contrastare l’isolamento che talvolta la stanza della terapia può generare.
Curiosità e interessi
Nutro un forte interesse per l’arte e sto progressivamente integrando elementi espressivi nel mio lavoro terapeutico. Attraverso formazioni specifiche e la valorizzazione della mia predisposizione personale, cerco di offrire ai pazienti modalità alternative di esplorazione dei vissuti emotivi, in cui colori, forme e gesti possano diventare strumenti per dare voce a emozioni spesso difficili da esprimere verbalmente. L’arte diventa così un ponte tra conscio e inconscio, un mezzo per osservare, comprendere e trasformare i propri stati interiori.
Allo stesso modo, il mio amore per gli animali e per la natura mi ha portata a interessarmi alla psicologia outdoor, un approccio che considero innovativo e in linea con la mia visione della terapia.
Credo che il setting terapeutico sia prima di tutto mentale e relazionale e non necessariamente confinato entro quattro mura. Il contatto con la natura, così come la presenza degli animali, può facilitare l’ascolto di sé e delle proprie emozioni, stimolare la riflessione e la creatività, nonchè favorire una connessione più diretta con il mondo interno. In questo contesto, il paziente viene accompagnato nell'esplorazione dei propri vissuti in maniera più libera e spontanea, trovando nuovi punti di osservazione e risorse interiori, che possono poi trovare riscontro nella vita quotidiana.